Domenica 22 agosto 2010 - Pedavena

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Era da un po' che ci studiavo sopra: andare, dopo tanti anni, nuovamente a Pedavena, questa volta in moto.

Così,alle 13.00 NTOT (Night Train Official Time) di questa calda domenica, ho puntato la prua verso Pedavena. Tragitto scelto tra varie alternative: SS13 Pontebbana, poi direzione Vittorio Veneto, Passo di San Boldo, giù nella Valbelluna, Feltre e, infine, Pedavena.

Come al solito, la Pontebbana, a quest'ora e in questo periodo, è poco trafficata. Nulla di rilevante. Lasciata questa strada nei pressi di Cordignano (TV), mi dirigo  verso Vittorio Veneto. Incontro diversi biker, la giornata è invitante. Passato Vittorio Veneto, punto in direzione di Revine.

 un suggestivo scorcio del lago di Revine.

Tanti, ma tanti, anni fa, d'estate i miei mi portavano qui la domenica. Mio padre si dedicava alla pesca, mentre mio fratello e io ci rompevamo le scatole perchè ci era vietato fare il bagno...  Mia madre riteneva quelle acque insidiose. Vallo a far capire a ragazzini di 9/11 anni!!!

 una panoramica del lago

Una decina di km. dopo Revine, un po' prima di Cison di Valmarino, ecco le indicazioni per il Passo di San Boldo (706 m. slm). L'ultima volta che sono passato di qua, era verso la metà degli anni '80, una gita con la mia famiglia (in auto, naturalmente). Quella volta, la strada era male in arnese... Speriamo bene!!!

La strada, infatti, è a posto. Un inquietante cartello, recante la scritta "18° Tornante", quasi quasi mi induce a lasciar perdere l'impresa..., ma vado avanti. Penso tra me e me. "In fin dei conti, sono solo 18!"  Ragazzi!!! Che tornanti!!! Tutti in prima/seconda al massimo. Fortunatamente il traffico in direzione opposta è praticamente nullo, e ciò mi permette di allargarmi in curva. Vengo sorpassato da tre Power Rangers austriaci (dalle targhe riconosco che sono della zona di Innsbruck) che, a velocità folle e visibilità zero, salgono i tornanti come se fosse una gara... Spero che non accada niente.

 un interessante scorcio della strada che mena al Passo di S. Boldo...

Come se non bastasse, gli ultimi  5 tornanti sono in galleria... E che gallerie!!! Strette, a gomito, buie...  Comunque, alla fine, eccomi "in vetta"!

 il cartello che ricorda la storia della strada, cosiddetta dei 100 giorni, perchè fu portata a termine in 100 giorni dall'esercito Austro-Ungarico

Prendo mentalmente nota che, al ritorno, non farò questa percorso!!! Io sono uomo delle grandi pianure!!!

Mi fermo in un baretto per esigenze idriche e un caffè. Mi rimetto in cammino: si apre davanti a me un paesaggio bellissimo, la Valbelluna. Larici, pini, casette in stile alpino... E' stata dura, ma ne valeva la pena!

La strada scende in alternarsi di brevi rettilinei e molti tornanti... Sto seguendo le indicazioni per Trichiana e, intanto, mi godo il paesaggio. Anche qui vengo sorpassato a più riprese da Power Rangers che, probabilmente, amano il rischio.

Arrivato a Trichiana mi dirigo verso Mel, l'antica Zumelle. La strada, finalmente, è larga e rettilinea, così posso scaricare un po' della tensione accumulata sui precedenti percorsi e liberare il motore.

Ecco in lontananza il paese di Mel, al centro - nel passato - di aspre contese tra i vari feudi della regione e non solo, per la sua importante posizione.

 il castello di Mel

Lascio Mel alle mie spalle, ho ancora strada davanti. A Busche, comune di Cesiomaggiore, attraverso il Piave, per portarmi sulla sua sponda destra. Pochi chilometri e sono a Feltre... Quanti ricordi! In realtà, tutto questo viaggio, quasi ogni chilometro, mi riporta a episodi della mia infanzia e fanciullezza. A Feltre, per esempio, è nato mio fratello più piccolo.

Ancora poco, ed ecco le indicazioni per Pedavena. Prontamente le seguo e, finalmente, eccomi arrivato. Mi si fanno incontro gli edifici del birrificio e, più avanti, la birreria. Inutile dire che c'è un gran traffico. Auto, pullman e tante, tante moto. Parcheggio davanti alla birreria. Sono le 15.19 NTOT...  ci ho messo un po' meno di quanto previsto. Purtroppo ho dimenticato di controllare quanti chilometri ho fatto finora, ma Google Maps ne riporta 136.

 il mio cavallo all'arrivo

E' in corso la festa della birra!!! I tavoli, nonostante l'ora, sono gremiti di gente che mangia e beve... Se non avessi già pranzato, avrei fatto lo stesso.

 il parco della birreria

 Davanti alla birreria, decine di moto di tutti i tipi.  La bella giornata e la birra hanno attirato gli appassionati!

 la birreria.

Entro nel parco, c'è anche un mercatino. Mi ricordo quando ci venivo d bambino... Cammino un po', tanto per sgranchirmi la gambe, in mezzo alle bancarelle... Niente di interessante. Fa caldo ma, cosa più fastidiosa, è molto afoso. Verso il Monte Avena ci sono nuvoloni poco rassicuranti...

 nuvoloni...

Visto che sono qua, sarebbe un delitto non bere una birra!

 Tra l'altro, mi accorgo di avere molta sete. Mi servo a un chiosco, poi mi siedo su una panca stranamente libera. Mentre sorseggio la birra, la mente non può non ritornare al passato... Scusate, sono un sentimentale!!!

 ancora la birreria.

Finito di bere, giro ancora un po'... Le mosche sono fastidiose, segno di temporali in arrivo, e non vorrei prendere acqua! Mi avvio lentamente verso il parcheggio. La mia attenzione viene attirata da uno sgargiante pullman... Sulla fiancata, "FriulViaggi".. ma sono dappertutto!!!  Peggio dei giapponesi!!!

 il pullman dei friulani.

Sono quasi le quattro del pomeriggio quando riparto. Ora devo decidere che strada fare per il ritorno. Scartato subito l'itinerario dell'andata, potrei dirigermi verso Treviso e, da lì, poi a Udine. Boh? Idea!!! Punto invece su Belluno, ripercorrendo la SS50 del Grappa e del Passo Rolle.

C' è molto traffico adesso,  incrocio numerosi biker. Dopo un po', un'insolita concentrazione di Vespa, mi fa immaginare che, nei dintorni, ci sia qualche raduno di tali simpatici trabiccoletti...

Attraverso paesi che mi riportano a più di 40 (!) anni fa... Busche, con il famoso (per me) "Bar Bianco", paradiso di delizie... Santa Giustina, Sedico. Proprio in quest'ultimo paese ritrovo il negozio in cui venne acquistata la mia bici da cross (un "must" dell'epoca), la mitica Aurora  modello "Torpado", telaio rigido, ape hanger, sissy bar... Quante corse e salti!!!

Sorpresa delle sorprese!!! Ecco il bar, ora pub, "Bulldog"... altri ricordi che vi risparmio!

Eccomi arrivato alla periferia di Belluno. Percorro via Feltre, attraverso il centro... Dove una volta c'era la concessionaria Fantic Motor, davanti le cui vetrine consumavo i miei pomeriggi di ragazzino (vi ricordate??? Il chopper 50 cc con il serbatoio stars and stripes???), ora c'è un negozio di commercio equo e solidale... Segno dei tempi!!!

La città è quasi deserta, nonostante l'ora. Prendo il Ponte degli Alpini che mi porterà verso Ponte nelle Alpi. Questo ponte l'ho visto costruire, e quante volte, da ragazzino, quando non era ancora aperto al traffico, ci sono passato con il mio amico Giulio!!! Mi sembrava interminabile... ora, in pochi istanti, lo lascio alle mie spalle...

Arrivato a Ponte nelle Alpi, decido che, invece di scendere verso il Fadalto, ripercorrendo un tragitto già provato da poco, mi dirigerò a Longarone e, da lì, verso il Friuli percorrendo la SS251.

Traffico sempre più intenso in direzione opposta alla mia. Una coda da Ponte nelle Alpi sin quasi a Longarone... non li invidio!!!

Longarone vi sarà senzaltro nota per la tragedia che si consumò nell'ottobre del 1963, precisamente la notte del 9. Longarone, Erto, Casso e altri paesi furono spazzati dalla valanga d'acqua e dall'onda d'urto successive alla caduta nell'invaso della diga del Vajont di una frana staccatasi dal Monte Toc. Quasi 2.000 vittime... Mio padre fu tra i militari impegnati nelle operazioni di soccorso ai superstiti e di recupero delle vittime.

 la diga vista da Longarone.

Oggi Longarone non conserva tracce evidenti della tragedia. E' un paese all'inizio del Cadore e dello Zoldo, moderno e operoso.

Un po' prima di entrare in paese, ecco le indicazioni per Erto e Casso (PN). Altra montagna, altri tornanti!!! Alla mia destra si staglia, monumento alla tragedia, la diga del Vajont, miracolosamente e fortunatamente, rimasta intatta...

 la diga... vi assicuro che fa impressione!!!

La strada comincia a salire, tornante dopo tornante. Sopra di me, leonardesco rapace, volteggia un deltaplano.

Iniziano le galleria, da cui si può vedere ancora da più vicino la diga. Ogni tanto ci sono delle piazzole per consentire ai visitatori di poter apprezzare l'opera.

 la diga vista dall'alto. fa ancora più impressione...

Eccoci a Erto e Casso. sono già in Friuli, precisamente in provincia di Pordenone.. Due paesi, o uno solo, non l'ho mai capito... Un po' squallidini, la vita, da queste parti, non deve essere un gran che. Qui è nato e vive Mauro Corona, scalatore, scultore, scrittore ed estimatore di vino e birra!

Anche qui il traffico è sostenuto. Sono capitato dietro un camper di turisti che procede a velocita ridotta. Per di più, è impossibile sorpassare. Pazienza!!!

Finalmente il camper entra in un'area di sosta, si può aumentare l'andatura!!! La gioia dura poco, ecco una corriera che va ancora più piano del camper!!! Amen...

In ogni caso, la strada è ben tenuta, le curve non sono troppo impegnative. Si ritorna a salire. Il sole è ora nascosto dalla conformazione dei luoghi e questo, unito al fatto che si sale, contribuisce a far scendere la temperatura. Io sono partito in maniche corte con un leggero gilet in pelle, e mi accorgo istantaneamente di ogni variazione... Pare che l'ascensione sia terminata, leggo un cartello con la scritta "Passo di S. Osvaldo 865 msl".

Infatti, si comincia a scendere. Il sole è sempre celato dalle rocce a picco. Sposto la bandana che mi copre il viso e aspiro il profumo delle conifere... un balsamo!!!

E' pieno di torrenti dalle acque limpide e smeraldine, sui cui greti molta gente ha trovato alternativa al mare.

Un po' alla volta mi avvicino a Barcis, sull'omonimo lago.

 il lago di Barcis.

Barcis è una frequentatissima meta per le domeniche dei pordenonesi, e non solo. Il lago è una piccola perla, molto suggestivo. Peccato che ci sia un traffico incredibile!!! Il lago è famoso, tra l'altro, perchè vi vengono disputate gare di off-shore, quei motoscafi da competzione.

 le acque sono proprio di questo colore!!!

Attraverso il centro abitato a velocità prossima allo stallo. Molto traffico di pedoni che sembrano pecore allo sbando e, incuranti di ogni regola del codice della strada, affidano la propria vita alla bontà dei conduttori dei veicoli... In più, proprio davanti a me, c'è un'auto con quattro anziani che procede a passo d'uomo  (censura...). Appena fuori dal paese, la sorpasso.

Sono almeno 4 anni che non transito su questa strada. L'ultima volta ero in auto. Anche qua, torme di Power Rangers scatenati in acrobazie stradali... Comunque, la strada è larga, ben tenuta e con poche curve. In compenso, ci sono alcune gallerie. Una, soprattutto, mi sorprende per la sua inusuale lunghezza e per il freddo e l'umidità. Temo di potermi buscare un malanno, fuori saranno stati 25/26 gradi, qui dentro ce ne sono sì e no 15 e piove dalla volta in cemento. Ciò mi costringe a rallentare, l'asfalto è viscido. L'ultima cosa che vorrei, è una caduta all'interno di questo budello. Intanto, gentili cartelli mi avvisano che mancano 1.000, 750, 500, 250 metri al termine... Non passano mai!!!

Sono finalmente a Montereale Valcellina. Decido di procedere verso Maniago, tenendomi ancora sulla SS251, tanto per non perdere il vizio. Così ho la possibilità di ammirare il greto del torrente Cellina, bianchissimo e puntaggiato di gente che ha approfittato di questa giornata per prendere il sole.

Arrivo a Maniago e mi dirigo su Spilimbergo imboccando la SR464. Arrivato a Sequals (il paese di Primo Carnera), però decido di collaudare la "famosa" superstrada Cimpello-Sequals, che dovrebbe portarmi in poco tempo sulla SS13 Pontebbana. Il traffico è inesistente, la strada ampia scorre tra la campagna, e mi permette di correre un po' di più. Un occhio a eventuali pattuglie di forze dell'ordine, perchè qui si metono molte vittime degli autovelox!!! Mi godo la corsa e, al bivio per la SS13, decido di prendermela comoda e di allungare ancora un po' questa gita. Così prendo la direzione di Arzene e Valvasone. Corro in mezzo ai campi assonnati, il traffico qui è nullo. Ecco alla mia destra il deposito munizioni di Arzene e, un po' più avanti, sulla sinistra, la caserma ormai in rovina dove aveva sede il 73° Rgt. Fanteria "Lombardia" (quello con la cravatta azzurra). Friuli, terra anche di caserme!!!

Arrivo a Valvasone e, poco dopo, sbuco sulla Pontebbana, un po' prima del ponte sul Tagliamento. Ormai il viaggio sta per concludersi...

Sono esattamente le 18.49 NTOT, quando scendo dalla moto parcheggiata in garage. Il contachilometri segna che ho percorso 312 chilometri. Se all'andata ho fatto una tappa, al ritorno non sono mai smontato di sella.

E' stato bello, un pomeriggio da lupo solitario, come del resto è il mio nick... Ho fatto 2 passi (S. Boldo e S. Osvaldo), mi sono cimentato su percorsi di montagna che non amo particolarmente, ho visto e rivisto posti interessanti.

Spero che il racconto vi sia piaciuto. RIDE FREE!!!